venerdì 26 maggio 2017

BIG PLANET di Jack Vance


Glystra walked a little way into the swamp, testing the footing.  The round boles, ash-gray overlaid with green luster, prevented a clear vision of more than a hundred feet, but so far as Glystra could see, the ground was uniformly black peat, patched with shallow water. If sight was occluded horinzontally, vertically it was wide open; indeed, the upward lines of the trees impelled the eyes to lift along the multitudinous perspectives, up to the little blot of sky far above. Walking gingerly across the black bog, Glystra felt as if he were two hundred feet under water, an illusion heightened by the flying creatures, which moved along the vertical aisles with the ease of fish. Glystra saw two varieties: a long electic-green tape with filmy green wings along its body, rippling through the air like an eel, and little puffs of foam drifting with no apparent organs of locomotion.

Quarta di copertina dell'Urania Collezione n. 66 "L'odissea di Glystra": 
Una marcia di quarantamila miglia, una volta e mezza il giro della Terra: ecco che cosa si trova davanti Claude Glystra, inviato dalla Terra a indagare sul Pianeta Gigante e subito ridotto alla condizione di pellegrino da un misterioso attentato. Glystra e i suoi foschi compagni (tra i quali si nasconde certamente una spia nemica) non hanno nemmeno una mappa dello sterminato territorio che devono attraversare. Sanno soltanto che il Pianeta Gigante raccoglie da secoli i fuorilegge, gli avventurieri, gli anarchici, i dissidenti e i ribelli di ogni specie e di ogni razza, e che il viaggio sarà pieno di meraviglie e di stranezze, ma anche di insidie, trappole e pericoli mortali. 

Grazie a Big Planet (it. "L'odissea di Glystra" o "Il Grande Pianeta"), storia pubblicata nel settembre 1952 sulla rivista Startling Stories, poi in volume dalla Avalon Books nel 1957 in versione ridotta, Jack Vance (28 agosto 1916 – 26 maggio 2013) diede un forte impulso al genere del planetary romance, "filone della narrativa fantascientifica che ambienta le avventure su un pianeta diverso dalla Terra e come tema generale si concentra sull'esplorazione e la scoperta delle meraviglie di questo pianeta esotico e spesso primitivo" (fonte wiki).
Scritto subito dopo il lungo viaggio in Europa intrapreso da Vance e dalla moglie Norma alla fine degli anni '40, questo romanzo rappresenta infatti un modello di riferimento per molti scrittori dei decenni successivi. In precedenza i mondi alieni erano stati semplici palcoscenici, più o meno pittoreschi, dove ambientare avventure rocambolesche, secondo lo stile tanto amato di E. R. Burroughs. Con Vance per la prima volta il pianeta diventa il vero protagonista: più che le peripezie di Glystra e del suo gruppo di naufraghi, a catalizzare l'attenzione del lettore sono le civiltà umane che nel giro di mezzo millennio dalla scoperta si sono sviluppate sul Grande Pianeta. Lo scrittore californiano crea così un modello di planetary romance che avrebbe riscosso un lungo successo, basti pensare alla corposa saga di Majipoor firmata Robert Silverberg. Il mondo descritto nel romanzo di Vance è enorme, tanto vasto quanto povero di metalli e quindi a bassa densità, con una gravità paragonabile a quella terrestre, dal clima mite e accogliente; luogo ideale per ospitare gli insoddisfatti della civiltà tecnologica, i rivoluzionari, gli eremiti e in generale tutte le comunità stravaganti e anticonformiste. Non a caso i primi ad aver colonizzato questo mondo benevolo sono stati, nella fantasia del grande Jack, gruppi di nudisti alla ricerca di un luogo dove vivere liberamente e, soprattutto, senza vestiti. L'autore si dimostra abile nel dipingere un quadro affascinante, ricco di popoli strani e civiltà esotiche, a volte ispirate a quelle terrestri, a volte originali ed eccentriche, persino utopiche. I vari personaggi mancano di un'approfondita introspezione psicologica, a tratti appaiono stereotipati nella loro caratterizzazione, e anche i dialoghi difettano della verve e dell'umorismo che avrebbero contraddistinto le successive opere vanceane e che già si erano palesati nei primi racconti della Terra morente (usciti nel 1950). Ma la forza di questo romanzo sta nelle descrizioni dei grandi paesaggi, nelle invenzioni degli abitanti per sopperire alla penuria di metalli lavorabili, nelle elaborate forme sociali che si sono evolute alla luce del sole alieno di nome Phedra, nei colpi di scena e nelle avventure picaresche che comunque non mancano e scandiscono la trama sino all'ultimo capitolo.
Sparsi nell'opera vi avvertono echi del già citato Burroughs, di Clark Ashton Smith, soprattutto di C. L. Moore, nonché delle esperienze personali di Vance, persona che fu sempre amante dei viaggi e curiosa delle altre culture, anche molto lontane da quella statunitense e fonte inesauribile di spunti e idee.
Da segnalare la storia delle edizioni nostrane: le traduzioni di Hilia Brinis (del 1958) per Mondadori e di Massimo Puggioni (1990) e Elena Gigliozzi (1997) per Fanucci non sono dell'edizione originale del 1952, bensì della versione del 1957, nonostante che dal 1978 Big Planet fosse stato ripubblicato nella forma uncut dalla Underwood-Miller. Solo nel 2008, con il numero 66 di Urania Collezione, "L'odissea di Glystra" viene presentato nella sua interezza; in questo caso è stata utilizzata la traduzione di Hilia Brinis, integrata e corretta.
Lavoro per vari aspetti acerbo, pieno di spunti che lo stesso Vance avrebbe poi sviluppato in altre opere (cicli di Tschai e Durdane in primis), Big Planet conserva un fascino senza tempo agli occhi degli appassionati della fantascienza d'annata. Nel 1975 Jack Vance sarebbe anche tornato sul Grande Pianeta, ambientandovi il divertente Showboat World (it. "Il mondo degli Showboat"), sempre fedele alla missione di un'intera vita, quella di intrattenere il lettore…

... the fuction of fiction is essentially to amuse or entertain the reader. The mark of good writing, in my opinion, is that the reader is not aware that the story has been written; as he reads, the ideas and images flow into his mind as if he were living there. The utmost accolade a writer can receive is that the reader is incognizant of his presence.

Per le edizioni italiane di Big Planet si consulti la pagina relativa del catalogo Vegetti:

Bibliografia utilizzata:
"Vance, Jack", in The Encyclopedia of Science Fiction (a cura di John Clute e Peter Nicholls), II edizione, pp. 1264-1266, 1993.
Giuseppe LIPPI, "Il grande planetario di Jack Vance", in L'odissea di Glystra, 2008, pp. 231-235. 
Jack VANCE This Is me, Jack Vance! (Or, More Properly, This Is I), 2009.
Michael MOORCOCK, "Foreward", in Big Planet (Spatterlight Press), pp. i-iii, 2017.

Links utili:
https://www.sfsite.com/08b/bp87.htm (a cura di Nick GEVERS, 2000)

Stefano Sacchini